Il decreto legislativo 29/93 attribuisce alla Pubblica Amministrazione,
"...per il perseguimento degli interessi generali cui l'organizzazione
e l'azione amministrativa sono indirizzate", un potere di supremazia
su alcune materie che, nel privato, sono regolate dal Codice Civile. La norma,
pertanto, sottrae al giudice ordinario una parte rilevante di competenze
relative al rapporto di lavoro subordinato. Ciò comporta che l'accesso
all'impiego nelle Aziende Sanitarie continui ad avere un carattere pubblicistico
e il rapporto di dipendenza, stante anche la grandissima importanza acquisita
dal contratto collettivo di lavoro che assume la veste di vera fonte
normativa, più che "privatizzato" dovrebbe definirsi
"contrattualizzato".
Del resto già il Consiglio di Stato (adunanza del 31/8/92) parlava
di "...diversità ontologica [nei fini] che distingue il lavoro privato
dal lavoro pubblico", ed esprimeva il parere che "....la privatizzazione
generale, astratta e globale del pubblico impiego .... non è
obiettivamente possibile".
Sulla stessa linea anche la Corte Costituzionale che ha eliminato la fase
del "recepimento" o della "approvazione" degli accordi collettivi mediante
atto normativo (statale o regionale), già prevista dalla legge quadro
del 1983 sul pubblico impiego, decretando:"I contratti collettivi, una volta
sottoscritti, vincolano immediatamente le Amministrazioni Pubbliche..."(sentenza
30 luglio 1993).
In questo quadro inconsueto in cui si tenta di introdurre anche nel Servizio
Sanitario Nazionale elementi di cultura e organizzazione aziendale - con
alterni successi visto le notevoli resistenze da parte di categorie professionali
ben introdotte in Parlamento - un grande elemento di novità è
rappresentato dal nuovo ordinamento professionale del personale del comparto
(preintesa sul CCNL tra ARAN e OOSS, 8 luglio 1998). Esso, superato
il precedente inquadramento basato sul DPR 761/79, dovrebbe consentire alle
Aziende Sanitarie un'ampia autonomia applicativa e una aggiuntiva
flessibilità nella gestione del personale, "... riconoscendo la
necessità di valorizzare le capacità professionali dei lavoratori,
promuovendone lo sviluppo in linea con le esigenze di efficienza delle aziende
ed enti."
Appare chiaro che se i tecnici di laboratorio vorranno beneficiare del nuovo
"clima aziendale" dovranno continuare a dimostrare di essere veramente
all'altezza dei compiti e delle funzioni rivendicate in questi anni, lavorando
perché i principi della preintesa non vengano stravolti dai soliti
clientelismi e per non subire passivamente la prevista riorganizzazione
dei quadri sanitari intermedi.
Occorrerà convincere i produttori di tecnologie, le direzioni aziendali
e di laboratorio, le OOSS e gli utenti, con coerenza, sicurezza ed estrema
serietà professionale, di essere veramente esperti ed affidabili nella
gestione delle tecniche di analisi, anche le più innovative, nonché
i veri "tecnologi" della preziosa e sofisticata strumentazione che l'industria
produce per il settore, compresa la parte sempre più preponderante
di informatizzazione.
Da queste premesse e considerazioni scaturiscono le sfide e gli obiettivi per l'immediato futuro che dovranno vederci impegnati, come singoli e come Associazione Professionale, nelle aziende sanitarie, nelle istituzioni e nella società: